MOZIONE SULLA CENTRALE DI PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA DELLA POTENZA DI XX MW, ALIMENTATA DA OLIO DI PALMA, PREVISTA A XXXXXX

 

La copertura del fabbisogno energetico per mezzo di fonti rinnovabili rappresenta oggi la sfida più importante per preservare e sviluppare ulteriormente il benessere delle comunità e dell’umanità nel suo insieme, in ragione della drammatica combinazione del cambiamento climatico da una parte, che per stessa ammissione del pannello di scienziati riuniti sotto l’egida delle Nazioni Unite sta sfuggendo al controllo, e dall’altra del picco di estrazione delle fonti fossili, che le più importanti agenzie e centri di analisi internazionali riconoscono come realtà corrente per il petrolio e prossima per il gas naturale.

Nelle situazioni di grande emergenza globale come quelle sopra ricordate, il rischio è spesso di tentare di porre rimedio a un problema, introducendo problemi ancora più grandi.

Questo rischio si concretizza, da alcuni anni, nel settore della produzione di energia dalle biomasse, attraverso la realizzazione di impianti di grande potenza nominale, che richiedono conferimenti di enormi quantità di materiale di alimentazione, che spesso proviene da grandissime distanze.

Nel caso della biomassa di natura lignocellulosica, derivante sia dal taglio delle foreste, sia da legno di scarto, la bassissima densità di massa e la bassa densità energetica rendono immediatamente negativo il bilancio energetico, appena si superi la distanza di conferimento di 50-100 km; per distanze di conferimento maggiori, è soltanto la politica di incentivazioni pubbliche che consente la redditività dei relativi impianti.

Nel caso dell’olio vegetale, questo presenta densità sia di massa che energetica relativamente elevate, tali da consentirne il trasporto anche a notevoli distanze, conservando una apparente redditività anche energetica.

Il problema, con l’olio vegetale proveniente da grandi distanze, risiede nelle enormi estensioni territoriali necessarie a produrre quantità rilevanti dell’olio stesso, e nel fatto che le aree delle grandi foreste pluviali, situate nelle fasce tropicali, presentano di gran lunga le maggiori capacità produttive e in generale i minori costi unitari di produzione.

In base a quanto sopra illustrato, si è andata velocemente sviluppando, negli ultimi anni, la filiera della palma da olio, in particolare in Indonesia e in Malesia, da cui proviene circa l’85% dell’olio di palma, e la gran parte dell’olio vegetale utilizzato globalmente per la produzione di biodiesel e direttamente di energia elettrica e termica.

Già nel 2004, importanti articoli scientifici, ripresi da altrettanto autorevoli testate giornalistiche, avevano avvertito che i biocombustibili avrebbero dato luogo a una competizione per il “cibo” fra le automobili e gli impianti energetici da una parte, e le popolazioni, specialmente quelle locali e più povere, dall’altra: queste ultime avrebbero perso per forza. Inoltre si pone il gigantesco problema della distruzione della foresta pluviale e di altri importanti habitat, inclusa la biodiversità un tempo ricchissima delle aree astrattamente vocate alla produzione di olio di palma e di altri biocombustibili.

Dall'inizio del 2006, il prezzo del mais è raddoppiato, mentre il prezzo della farina ha raggiunto il suo massimo negli ultimi 10 anni, e le scorte globali di tutte e due i cerali hanno raggiunto i livelli più bassi degli ultimi 25 anni. Secondo la FAO, la principale ragione è la richiesta di etanolo come combustibile, che può essere fatto sia dal mais come dalla farina.

L'ONU, invece, ha da poco pubblicato un rapporto secondo il quale il 98% della foresta pluviale in Indonesia sarà degradato o scomparso al 2022, mentre solo cinque anni fa, la stessa agenzia non lo prevedeva fino al 2032. Ma non avevano fatto i conti con le piantagioni di olio di palma che producono biodiesel e biocombustibili per il mercato europeo.

Quello che è ancora più importante, la deforestazione, che è causa del rilascio di una grande quantità di anidride carbonica, ha assegnato all'Indonesia il drammatico primato di terzo emettitore mondiale di anidride carbonica CO2, dopo USA e Cina, assegnando a questo Paese un ruolo di primissimo piano tra i responsabili del cambiamento climatico.

Questa situazione è stata stabilita in un recente rapporto preparato dalla Banca Mondiale e dal Governo Britannico: la deforestazione tropicale contribuisce già tra il 10% e il 30% delle emissioni globali clima-alteranti, e l'Indonesia è ancora sede del 10% delle foreste tropicali con un'area totale di oltre 90 milioni di ettari. Si deve aggiungere anche l’inquinamento del terreno e dell’acqua per i pesticidi, la perdita dell’acqua sia nel terreno che nell’atmosfera, essendo la palma da olio particolarmente idrovora, lo spostamento delle comunità locali, la perdita di terreni coltivabili per le necessità locali.

In questo quadro, l’impianto di produzione di energia elettrica della potenza nominale di XX MW, alimentato da olio di palma, previsto a XXXXXXX, presumibilmente avrà necessità di importare oltre YYYYY tonnellate all’anno di olio di palma [calcolare le tonnellate all’anno di olio d’importazione come segue: (MW * 8000) / 2,8 ]; ipotizzando ottimisticamente una resa in olio di palma intorno a 10 tonnellate per ettaro, questo significa circa YYYY ettari di coltivazione di palma da olio  sottratti alla foresta pluviale [calcolare gli ettari di coltivazione di palma da olio come segue: ((MW * 8000) / 2,8) / 10 ] e alle coltivazioni per le esigenze delle popolazioni residenti, a fronte della produzione di circa XXX milioni di kWh di energia elettrica  [calcolare la produzione elettrica in milioni di kWh come segue: (MW * 8) ], meno del XX % del fabbisogno di energia elettrica della [REGIONE]   [calcolare questo rapporto in percentuale come segue: (MW * 800) / (fabbisogno regionale in milioni di kWh) ].

La stessa dimensione dell’impianto previsto a XXXXX è suscettibile di provocare importanti impatti ambientali a livello locale, in termini di emissioni in atmosfera di ossidi di azoto e di polveri che, anche se più limitate e meno tossiche rispetto a quanto prodotto dalla combustione dell’olio fossile, proprio per la grande potenza dell’impianto saranno probabilmente importanti e causa di un ulteriore aggravio della qualità dell’aria e della situazione sanitaria già compromesse nell’area di XXXXXXX.

Si riconosce che la normativa nazionale di riferimento, in particolare il decreto legislativo n. 387/2003, non pone ostacoli alla realizzazione di impianti alimentati da olio vegetale, anche di grande potenza, ne’ il vigente quadro delle incentivazioni presenta differenziazioni in funzione dell’origine degli oli vegetali.

D’altra parte, è in discussione in questi giorni al Senato, con Atto N. 691 “Delega al Governo per completare la liberalizzazione dei settori dell' energia elettrica e del gas naturale e per il rilancio del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili, in attuazione delle direttive comunitarie 2003/54/CE, 2003/55/CE e 2004/67/CE” la riforma delle incentivazioni, in cui è stato stabilito un accordo tra le forze politiche di maggioranza per la differenziazione di oltre il 50% delle incentivazioni all’energia prodotta per mezzo delle biomasse, a favore delle filiere c.d. “corte”, con raggio di conferimento non superiore a 70 km, rispetto alle filiere più lunghe.

Ancora più importante, esiste la direttiva n. 42/2001/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, che introduce la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), che non appare ancora recepita nell’ordinamento nazionale, mentre alcune Regioni ne hanno recepito alcuni elementi.

La direttiva sopra menzionata si pone come obiettivo quello di garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente e individua nella valutazione ambientale strategica lo strumento per l’integrazione delle considerazioni ambientali all’atto dell’elaborazione e dell’adozione di piani e programmi al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile, anche espressamente in relazione alla componente energetica. In tal modo garantisce che gli effetti ambientali derivanti dall’attuazione di determinati piani e programmi, siano presi in considerazione e valutati durante la loro elaborazione e prima della loro adozione.

La Valutazione Ambientale Strategica, quindi, si delinea come un processo sistematico inteso a valutare le conseguenze sul piano ambientale delle azioni proposte – politiche, piani o iniziative nell’ambito di programmi nazionali, regionali e locali – in modo che queste siano incluse e affrontate, alla pari delle considerazioni di ordine economico e sociale, fin dalle prime fasi (strategiche) del processo decisionale.

In altre parole, la Valutazione Ambientale Strategica assolve al compito di verificare la coerenza delle proposte programmatiche e pianificatorie con gli obiettivi di sostenibilità, a differenza della VIA che si applica a singoli progetti di opere.

Si ritiene che il caso dell’impianto previsto a XXXXXXXX possa ricadere in un più vasto ambito di applicazione della direttiva europea, e quindi della VAS, che consideri, in relazione all’impiego di biomasse provenienti da aree lontane e spesso economicamente marginali ma ambientalmente importantissime del pianeta, gli impatti ambientali, sociali ed economici non soltanto a livello locale ma nel più vasto ambito del ciclo completo della materia prima destinata alla produzione energetica.

Parimenti, valutando completamente inefficace ai fini della autosufficienza energetica della Regione e del Paese il ricorso a materie prime energetiche provenienti da Paesi extra-comunitari, non differentemente da quanto avviene con il petrolio e con il gas, si ritiene opportuno sollecitare il sostegno alle filiere corte nell’approvvigionamento delle biomasse a uso energetico, tanto più che le recenti innovazioni tecnologiche, in particolare le tecnologie e gli impianti ricadenti nella classe della “dissociazione molecolare” consentono la trasformazione di biomasse di qualsiasi tipo, anche lignocellulosiche, in biocombustibili di particolare efficienza, in forma sia gassosa che liquida, adatti alla produzione energetica, elettrica e termica, distribuita, per mezzo di impianti anche di potenza relativamente piccola, il conferimento presso i quali è caratterizzato da distanze caratteristiche delle filiere corte sopra menzionate, con evidenti vantaggi non soltanto ambientali ma anche sociali ed economici per le comunità regionali e nazionali.

 

 

 

TUTTO QUESTO PREMESSO

 

impegna la Giunta Regionale a fare in modo che si realizzino in [REGIONE] centrali a biomasse che utilizzino prodotti provenienti dall'agricoltura e dalla forestazione della [REGIONE] e nazionale;

 

impegna la Giunta Regionale a recepire la direttiva europea n. 42/2001/CE e quindi ad applicare la Valutazione Ambientale Strategica nel quadro delle procedure autorizzative degli impianti alimentati da biomasse non legate a filiere corte.